LONDRA ELMORE RACE 7 MILES. UN VIAGGIO NEL VIAGGIO …

Lorella De Bei

Si torna a Londra, sono mesi che non vedo mia figlia e sento il cordone ombelicale strattonarmi insistente. Ho ancora quello spino acuto al centro del petto mentre la rivedo partire un paio d’anni fa, sola e determinata, uno scricciolo di quarantatré chili con le valige più grandi di lei (… e le notti insonni e quel groppo costante incastrato in gola…).
Siamo pronti, nei trolley, cambi per quattro giorni, una felpa e la nostra divisa rossa con le scarpe da corsa. Si perché, come d’abitudine, prima di ogni viaggio io e Paolo consultiamo compagnie aeree, alberghi e … siti podistici.
Atterrati a Stansted prendiamo il bus che ci porta a Bethnal Green dove Luisa vive e lavora; finalmente! Ho un tuffo al cuore, ma quando la raggiungo mi bacia e subito mi sgrida per non aver guardato prima a destra e poi a sinistra “leggi le scritte a terra !“ mi ordina (avevo quasi rimosso il suo temperamento da Generale …) e persino nel nostro abbraccio mi rimbrotta per il colore biondoscurorossiccio dei capelli (esperimento faidate non riuscito ..) Ma siamo nella metropoli più tollerante del mondo dove nessuno si formalizza se giri con l’infradito e il piumino o la canotta con gli stivali e la cresta blu in testa, o se vai al supermercato in piena notte a comprare il latte in pigiama! Intanto continua a riprendermi e a correggere il mio inglese e mi ritrovo a chiedermi chi sia la madre e chi la figlia!
Ancora non sa della Elmore Race 7 miles che partirà domani a Chipstead, ma ci servono delle informazioni…. “Ancora a correre vuoi andare! Alla tua età !”… Sembra mia madre!
Rimane senza fiato però quando suo padre le consegna una sorpresa inaspettata, una cornice con un ritratto identico a lei, Paolo l’ha lavorato e curato per mesi e dal suo riso capisco che è emozionata.
Girovaghiamo insieme inghiottiti dalla metropolitana che ci porta da un quartiere all’altro, fino all’indomani quando verso le 11,30, zaini in groppa, ci avviamo al ritrovo. Luisa ci accompagna fino alla fermata “London Bridge”, brontola ancora, poi apre la borsa ed estrae due banane e bottigliette d’acqua : “Avete la felpa?” si assicura. Lasciamo il Generale all’uscita della Metro e saliamo sul treno diretto a Purley.
Sarà un viaggio nel viaggio … Stiamo andando verso sud in aperta periferia, i palazzi si diradano divenendo casette a schiera, poi bifamiliari e singole, tutte simili, quasi spartane nei loro mattoni scuri e immerse nel verde, esibendo contaminazioni che ricordano le case a traliccio della Normandia o i tetti grossi in paglia tipici dell’Irlanda. E poi campi, boschi e fattorie con i cavalli al pascolo. Il tempo è in continuo mutamento ma la temperatura è ottima, primaverile. Secondo indicazioni, giunti alla stazione scendiamo per salire su un bus, tediati da qualche incertezza che si affievola quando vediamo salire alcuni ragazzi in tenuta sportiva. “Are you going to the running race?” Si, stanno andando alla gara e ci prendono sotto la loro custodia, ci dicono che si scende alla prossima fermata, per poi continuare a piedi per un miglio. Una volta scesi dal bus però, si guardano attorno dubbiosi: non era la fermata giusta. Siamo fermi in una zona un po’ isolata, poche case e una strada deserta, se ci fossimo persi noi due, saremo già stati colti da un agitato fermento, invece i nostri nuovi amici, nel loro tipico self-control anglosassone, inviano un paio di messaggi e ci annunciano che è già in arrivo un taxi. Attraversiamo Chipstead e ci inoltriamo in un’ampia zona verde affossata tra colline ricoperte di boschi che proteggono un campo da golf e uno da cricket, poco dopo c’è il campo da rugby, oggi ritrovo e centro d’accoglienza per i runners. Ci affrettiamo per il ritiro pettorali e a prepararci visto che manca ormai meno di mezz’ora alla partenza fissata per le 14 o’ clock…. cosa impensabile da noi, partire all’ora dei matti in pieno luglio ! Qui invece pioviggina ed ho la pelle d’oca. Siamo circa in 400 ed è già un ambiente familiare … stretching, riscaldamento, canottiere e odore d’ascelle; capannelli d’atleti che parlano di chilometri e tempi, e un impeto nostalgico che mi prende quando osservo i vari gruppi in posa per le foto. La partenza è di lato ai padiglioni di una fiera country, odore di wurstel che arrostiscono e di apple-pie ancora calde, pentole di punch alla frutta e fiumi in piena di birra, un clown sui trampoli si aggira tra gli stand di prodotti artigianali, alcuni bambini lo inseguono mentre altri sono assorti da un teatrino di marionette. Lo starter richiama l’attenzione, porge ringraziamenti e il ricordo di qualcuno, e appena sfuma l’applauso scatta lo sparo e si parte!
Il percorso si snoda inizialmente tra alti cespugli di rovi e ortiche, sbuffate odorose di lavanda e un campo di grano macchiato di papaveri rossi, per poi iniziare a salire sulle colline mentre qualche chiazza di sole s’impone a tratti nel cielo grigio e tra le folte chiome dei lecci. Non avevamo considerato varianti d’altitudine; infatti è tutto un saliscendi a volte dolce a volte meno, riusciamo comunque a dare una continuità alla nostra andatura tranquilla, incalzati da crocchie di persone che ci incitano “Well done! Well done!”. La stradina s’inerpica, ridiscende svoltando continuamente sinuosa come un gomitolo che si scioglie nella morbidezza di un grembo, toccando ampi e folti giardini qua e là che serbano cottage avvolti da rampicanti, di un’eleganza sobria ed essenziale. Senza rendercene conto guadagniamo l’arrivo: 11,5 km in un’ora e un minuto, accolti dagli applausi dei nostri giovani amici, io felice del mio ottavo posto di categoria.
Una volta cambiati ci addentriamo fra gli stand, Paolo sparisce dietro a un boccale di birra e un sandwich al bacon + multisalse, io invece mi dirigo dentro il tendone del thè dove si intravedono invitanti ripiani di torte.
Si torna indietro, risucchiati dal vortice frenetico della City, dove Luisa ci aspetta per lo shopping. Lungo la strada chiacchiera spiega gesticola, poi alza la mano rispondendo a un saluto; accovacciato in un angolo c’è un homeless. “La sera preferisco stare leggera e il sacchetto del mio buono pasto glielo porto a lui”… Ormai assorbita dal ritmo londinese, cammina così spedita che fatico a seguirla.” La prossima volta che veniamo a correre qui iscriviamo anche te!” Lei sorride di lato ed entra al Mc Donald di Bethnal Green, dove impartisce mansioni durante il suo turno e dove, i suoi colleghi e direttori, ci aspettano per salutarci.
Siamo già in aereo; tutto è avvenuto secondo il nostro stile, intenso e fulmineo, riempiendo i giorni senza un attimo di tregua. Lo spino ha ripreso a pungere tra le costole e noi, anche se appena partiti, stiamo già progettando un altro tour a Londra.
Apriamo lo zaino e scrutiamo i volantini che abbiamo raccolto dopo la corsa…..

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