LA MIA “VENICE NIGHT RUN”

Davide Ferrari

Lo scorso anno ero letteralmente schiattato dall’invidia nel vedere le foto ed i video della 1^ Venice night trail, postati sui social dai miei amici di corsa.
Questa “atipica” manifestazione aveva solleticato già dalla sua prima edizione il mio interesse, ma se lo scorso anno ero troppo malconcio per poter solo immaginare di parteciparvi, quest’anno, quando le mie condizioni di salute mi hanno permesso di pensarci era già troppo tardi e le iscrizioni erano già sold out.
Poi un colpo un colpo di scena.
A causa di un grave impedimento di Michele, amico e compagno di mille avventure podistiche, si realizzerà il sogno di partecipare alla Venice Night Trial 2017.
La corsa si snoda nello splendido scenario della città lagunare, con partenza al calar delle tenebre e prevede per tutti i 3500 partecipanti l’obbligo di tenere accesa in testa una lampada da trail. Lo scopo, dichiarato, è quello di evitare ai podisti di inciampare e di essere visti, mentre percorrono il serpentone di 16000 mt che si snoda per le viuzze del capoluogo veneto tra turisti e passanti, in realtà, a mio avviso, l’effetto coreografico è di gran lunga la ragione effettiva di questa scelta da parte degli organizzatori.
Partiamo alle 17, io ed il Gian, con tutte le migliori intenzioni di passare una bella giornata di sport. Le premesse ci sono tutte: clima perfetto, compagnia super e percorso da favola.
Arriviamo al Parco San Giuliano e con la solita “botta di culo” riusciamo a parcheggiare in posizione strategica. Il ritiro del pettorale, nonostante la folla, si conclude in un tempo relativamente breve e dopo una rapida visita agli stand della zona Expo siamo pronti per salire sull’autobus che ci condurrà al terminal crociere, luogo deputato a dare inizio alla nostra avventura.

Forte dell’esperienza della passata edizione, Gianluca mi guida nelle scelte e nei percorsi da fare, io lo seguo come un non vedente si affida al suo addestratissimo cane. Cerchiamo in primis di fissare una strategia per il post gara, che per esperienza del Gian appunto, è la fase più critica e caotica. Cerchiamo e memorizziamo sulla mappa la posizione precisa delle “introvabili” docce, impresa che ci costringerà, dopo esserci smarriti per attraverso un dedalo di stradine e calli tutte uguali, a compiere le operazioni pre-gara con un lievissimo affanno.
Niente riscaldamento dunque, cosa che però non ha pesato affatto in quanto per primi chilometri dopo un emozionate via, si è corso a spizzichi e bocconi, rallentati dall’enorme fiume umano che faticava ad incanalarsi in stradine sempre più strette buie.
E’ faticoso tenersi d’occhio, controllare la posizione dei propri amici, il buio, le migliaia di lampade che quando ti giri per guardarti indietro, ti abbagliano e ti stupiscono allo stesso tempo, impediscono di distinguere la faccia di chi ti segue permettendoti di identificare solo una sagoma nera. Io e Gianluca perciò ci chiamiamo ogni tanto, chi sta davanti per sentire se l’amico è li dietro, chi segue per frenare qualche improvvisa accelerazione.
E’ un susseguirsi di ponti, curve, strettoie, calli, androni e piazze. Lo sguardo passa dalle scarpe, per evitare di inciampare, di mettere un piede in fallo sul fondo forzosamente sconnesso, alle bellezze che ci si presentano davanti: piazzette, pozzi, canali statue e leoni, stucchi e chiese il tutto senza soluzione di continuità.
Uno ad uno i chilometri scivolano sotto i nostri piedi quasi e maciniamo strada quasi senza accorgercene, non sappiamo nemmeno esattamente dove siamo ed abbiamo solo 2 certezze: che dobbiamo seguire il fiume luminoso e che ad ogni curva o incrocio ci sarà un volontario con una bacchetta fosforescente che ci indicherà la direzione da prendere … dobbiamo solo correre e goderci lo spettacolo.
Di tutti gli scorci, i meravigliosi scenari che si rivelano al mio sguardo dietro ogni curva mi resterà, senza dubbio la vista della laguna con la luna specchiata e con il campanile di San Marco sullo sfondo goduta da riva degli schiavoni ed il passaggio tra la folla di turisti nell’omonima piazza
Dopo la foto di rito lascio un Gianluca leggermente provato e provo ad allungare per gli ultimi 2 km. Gli addetti al percorso continuano a dire ai podisti che il ponte che stanno superando è l’ultimo ma a me è sembrato che di ultimi ponti ce ne siano stati parecchi (saranno 51 in totale).
Arrivo, provato al traguardo e mentre mi ristoro vedo arrivare Gianluca, attardato di qualche minuto. Applichiamo il piano studiato nel pomeriggio e ci dirigiamo presso il C.U.S. Venezia per “goderci” una meritata doccia calda.
A parte le dita rotte che mi costringono ad acrobazie da “Cirque du Soleil” per non bagnare la fasciatura, il fatto che mi mancano le ciabatte e che non ho portato il bagno schiuma e “l’effetto spogliatoio” con tanto di profondo senso di inadeguatezza che avevo evitato in adolescenza non praticando nessuno sport di squadra, devo dire che il risultato della doccia dopo lo sport ha la straordinaria capacità di farti stare bene come una dose di stupefacente.
Chiudiamo la serata, medaglia al collo, con una pizza gigante in un magnifico e affollato locale di Mestre.

Let’s Run4fun.

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