VENICE MARATHON 2016 ….. LA PRIMA CILIEGIA

Emozioni a fior di pelle dalla penna di Lorella che ci racconta la sua prima maratona …

Lorella De Bei

lorellaGiungendo da Porto Tolle in pulmino, Alberto passa puntuale alle 6:00 a prendere me e Augusto davanti alla chiesa di Taglio di Po e nel silenzio della notte fonda e umida raggiungiamo piazza del Mercato a Porto Viro dove ci aspettano Monia, Enrico, Gianluca, Luca B. ed Emiliano offertosi come autista e come balia, mentre Sandro e Luca M. ci seguiranno in auto. Ultima fermata, a Loreo. dove Walter ci aspetta con un grande striscione inneggiante il nostro gruppo e, armati di cappelli rosa e occhialini a stella, partiamo come scanzonati invasori ottomani alla conquista di Venezia. A Strà parcheggiamo nei pressi della sontuosa Villa Pisani, regina delle ville venete detta anche “La Nazionale” e tra gli ultimi frettolosi preparativi Monia ed io indossiamo con nonchalance, dei tutù in tulle nero sopra le nostre gonnelline. Me l’aveva proposto, ma senza speranza, qualche giorno prima come mise battesimale e io, da neofita pronta a tutto, ho accettato stoicamente il mio rito di iniziazione! Ci avviamo verso le griglie tra migliaia di persone giunte da tutto il mondo; felpe vissute, tute da imbianchino e sacchi di plastica serviti a proteggere dal freddo mattutino, si accumulano oltre l’alveolo di questo variopinto fiume in piena che alle 9,40 parte impetuoso diretto verso il mare. Luca M., Sandro, Walter e Alberto sono già scomparsi nella corrente e mentre Gianluca, Enrico, Monia e Luca B. prendono gradualmente il largo , io procedo al fianco di Augusto con calma, senza fretta, risparmiando e dosando le forze, senza pesare tutta insieme la strada che c’è da percorrere; un piede davanti all’altro pensando che ogni chilometro fatto è uno in meno da fare. Sarà un lungo viaggio, alla scoperta di scorci sconosciuti nei luoghi e nella mente. Le belle residenze patrizie rievocano ancora i secoli sfarzosi della repubblica veneziana, mentre i battelli scivolano sulle acque del Brenta . E’ un’emozione crescente sfilare tra le folle addossate alle transenne ad incitare , incoraggiare, sporgendo le mani per il cinque al 1anche-un-po-di-goliardia-per-l-avis-taglio-di-poquale non so resistere, soprattutto a quello dei bambini; ogni tanto qualcuno mi chiede se sto correndo al ballo e io accenno la mossa alzando il velo. Augusto avverte un dolore alla schiena che lo costringe ad accostare per un po’ di stretching e al 17° ci perdiamo completamente di vista. Sosto ad ogni ristoro riprendendo la mia falcata tra battimani e saluti, mi sento carica e informa, grata dei lunghi allenamenti di questa estate e fortunata di poter vivere questa meravigliosa avventura. Correre è una filosofia, ti fortifica e ti gratifica, ti educa ai sacrifici e alla riflessione, ad apprezzare le minuzie delle vita e a capire meglio te stesso e gli altri. Sento le gambe sciolte e addomesticate e i chilometri si snocciolano come i grani di una piacevole litania, mentre oltrepasso il 30° sfatando il timore di una possibile crisi. Il pensiero ritorna a mia figlia, volata da qualche giorno nella terra dei canguri: “…pensami mentre corro e io penserò a te! Quando qua sarà giorno e là quasi notte.” .. . E un tremito sottile mi punge il cuore… Il cielo è ricoperto di nuvoloni lacerati dal sole quando salpo sul ponte della Libertà sull’ampia corsia centrale protetta dagli spartitraffico, e su quello sfondo di chiaroscuro emerge La Signora delle Acque , il suo fascino trascendente si profila sempre più definito, raccontando la Storia di secoli e secoli d’epoche, della città più bella del mondo che non smette mai di stupire e incantare, come un superbo gioiello conservato in uno scrigno d’acqua e cielo. Incontro Gianluca, oggi alla sua 47ª maratona, fermo in disparte per il dolore al piede che già da mesi lo assilla e davanti a me il solito giapponese che fotografa tutto, le auto e i bus che passano lenti nella corsia di destra, i treni che sfilano in quella di sinistra e gli aerei che volano bassi in fase di atterraggio. Ormai manca poco, entrando nell’area portuale incontro Luca B. che si trascina claudicante, mentre la mia euforia si fa intensa iniziando una serie di tanti ponti a dorso d’asino ricoperti di rampe di legno che supero senza difficoltà (… le discese e le salite dell’argine di casa stanno avendo il loro momento di gloria!). Il sole splende sulle facciate dei palazzi e sulle onde, provocate dai vaporetti, che si infrangono sulle pietre, e il percorso continua a fianco del canale della Giudecca fino a Punta della Dogana , attraversando il Canal Grande su un ponte galleggiante costruito appositamente per la maratona; su grandi zattere i turisti seduti ai tavolini consumano il loro pranzo all’aperto deliziati dal sole, tra svolazzi e stridi dei colombi che raccolgono pezzi di pane. Si sfiora il Campanile e Palazzo Ducale e si entra in piazza San Marco per un giro d’elogio tra la folla esultante; cosa darei perché ci fosse al mio fianco Paolo, castigato ai box da una sorte inspiegabile, per poter condividere anche questa emozione, come abbiamo sempre fatto da una vita! Un ultimo strappo sulla Riva Sette Martiri e, quando in groppa all’ultimo ponte vedo il gonfiabile dell’arrivo, un groviglio di sentimenti mi avviluppa la gola fino a togliermi il respiro. E’ finita, ce l’ho fatta! E mi lascio crogiolare da una gioia beata e palpabile, la stessa gioia che leggo negli occhi dei miei compagni mentre affondiamo negli abbracci. Sul traghetto colmo di guerrieri stanchi che ci riporta in terra ferma, mi riecheggiano le parole di Daniele Paesante: “ Le maratone sono come le ciliegie…” E sento già la voglia di morderne un’altra…..

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