43ª CAMIGNADA

Michele Veronese – Auronzo (Bl), domenica 2 agosto 2015

43ª edizione della “Camignada” una corsa in montagna difficilmente catalogabile tra le varie Skyrace, Skyrun, Trail, Ultratrail, ecc che imperversano nei nostri monti, per il percorso vario e anche “anomalo” che comprende pure tratti (brevi) di asfalto e più discesa che salita. Poi, però, basta nominare il passaggio alle Tre Cime di Lavaredo e tra i rifugi più conosciti delle Dolomiti che tutti, anche a livello internazionale, capiscono che il percorso sarà sicuramente bellissimo: insomma, la “Camignada” è la “Camignada” e basta! Io e Gian l’avevamo corsa in passato, quest’anno ci siamo presentati ad Auronzo, già al sabato, coinvolgendo più di dieci atleti del GP AVIS Taglio di Po, assieme ad alcuni amici di Mesola. Logistica perfetta, grande cena di gruppo in agriturismo la sera prima della gara, solo che non avevamo fatto i conti con la pioggia … che ha iniziato a cadere lenta la sera, per poi aumentare decisamente d’intensità la notte. Dal resto, si sa, al meteo (come al cuore …) non si comanda, così, dopo la colazione, ci troviamo prima a prendere il bus navetta ad Auronzo, poi a Misurina sotto la pioggia, con mille dubbi su come vestirsi, su cosa portare, su come sarà il percorso … Sta di fatto che alle 8 in punto si parte dal Lago di Misurina che pare un tutt’uno d’acqua con la strada: basta un occhiata per capire che i 1500 iscritti della vigilia non ci sono tutti, molti, visto il meteo, hanno preferito rinunciare, così che al via saranno circa 1200 atleti. Noi, per l’occasione, ci siamo portati il nostro “top runner” delle corse in montagna, il giovane Enrico Bonati che, infatti, fa un “garone”, passando addirittura 11° assoluto al Locatelli, per poi pagare in discesa, il suo terreno meno favorevole. Terminerà ugualmente bene in 3h e 16’, 31° assoluto: gran gara anche per Max Benazzi che conclude in 3h e 32’, tempo che molti di noi faticano a fare anche su strada sulla stessa distanza … Poi seguiamo noi, io, Gian, gli amici Beppe e Riccardo, ormai compagni abituali delle nostre avventure “montanare”, e Federico, mentre Enrico ci lascia quasi subito: Federico sembra un grillo, salta di qua, salta di là, va avanti e indietro e fotografa tutto e tutti, per una giornata si diverte come un matto a fare il repoter e, probabilmente, farà un paio di km più di tutti al termine della gara. Io mi sento bene in salita, i sentieri non sono completamente infangati per cui non ci sono particolari problemi di “grip” anche se, ovviamente, in alcuni tratti non si può far a meno di mettere i piedi a mollo. Le mie scarpe slovene da trail si rivelano ottime, visto che mi accorgo che asciugano rapidamente, tanto che terminerò senza conseguenze per i miei piedi. Al rifugio Auronzo siamo io, Gian e Federico, Beppe e Ricky sono leggermente attardati, al Lavaredo mi fermo un attimo, tolgo la giacca, sfilo lo zaino per prendere gli integratori e mi trovo ghiacciato … Non posso fermarmi troppo, arriva Gianluca e ripartiamo: scolliniamo rapidamente Forcella Lavaredo, le Tre Cime sono a portata di mano, purtroppo fa troppo freddo e non riesco a scattare la foto di rito, quindi giù velocemente fino al Locatelli, Gian si attarda un po’, ci dirigiamo verso il rifugio Pian di Cengia. Dopo un tratto molto corribile, arriva la salita dura, ma sarà veramente l’ultima: a Pian di Cengia piove a dirotto, siamo oltre i 2500 mt., le mani sono ghiacciate e gonfie. Dopo un tè caldo ci tuffiamo in discesa: nonostante la pioggia, non mi sembra difficilissima, Gian ha problemi con le scarpe, Fede la prende con calma, io la prendo tranquillo ma li distacco lo stesso: dopo un po’ che si scende sento le mani che si scaldano e si sgonfiano, si alza la temperatura e smette di piovere.  Camignada 2015 Uno spettacolare passaggioA metà della discesa della Val di Cengia (molto bella e selvaggia) c’è un ristoro: ne approfitto per mettere la maglia asciutta che avevo portato nello zainetto: si continua in discesa, le uniche difficoltà sono gli attraversamenti per passare da una sponda all’altra del torrente che scende in valle, poi si arriva in Val Marzon dove ci sono circa 3 km di asfalto. Mentre corro sento i polpacci dolenti e penso che pagherò dazio verso la fine, cosa puntualmente avvenuta. Al ristoro posto al temine della Val Marzon mi raggiungono Beppe e Ricky che hanno sorpassato Gianluca: assieme ripartiamo per gli ultimi 8 km sulla nuova ciclabile sterrata. Rick è il primo a rallentare, io resto con Beppe fino ai – 4, poi lui se va con il passino corto ma inesorabile , mentre io inizio ad alternare cammino e corsa. Beppe supera nel finale anche Nevio e giunge al Palaghiaccio in 4h e 36’ con Nevio poco dietro, mentre io arrivo in 4h e 38’, 402° su 1171 arrivati. Sempre bellissimo tagliare il traguardo tra musica a palla e gente che ti incita: mi miglioro di 40 minuti dalla Camignada corsa nel 2010, anche se quest’anno i km erano 34 e non 32 come nel percorso originale. Resto dell’opinione che la discesa della Val Giralba, quest’anno non affrontata, sia decisamente più difficoltosa e lunga di quella della Val di Cengia. Subito dopo arriva Ricky (4h e 41’) poi Gianluca (4h e 45”). Enrico è più staccato con 5h e 34’, comunque molto tranquillo, poi ci sorprende Emiliano che termina in 6 h e 24”; continua con il suo “auto denigrarsi” con le sue litanie “sono scarso” e “non ce la faccio”, ma intanto porta pian piano a termine tutte le battaglie (podistiche) che affronta. Non possiamo andarcene senza aver atteso i due “sposini” Lorella e Paolo, che puntuali arrivano assieme in 7h e 20’: si lasciano oltre 150 atleti dietro. Li festeggiamo come avessero vinto, andiamo a salutarli e vedo gli occhi di Lorella lucidi in un misto di commozione, stanchezza e, gioia di aver finito e un po’ mi pento di averla coinvolta in questa avventura che, a molti sembrerà banale ma che per noi, “podisti al di sotto del livello del mare”, più avvezzi alle non competitive di campagna che ai sentieri del CAI, può diventare un impresa titanica. Comunque terminare una gara del genere, lo ripeto spesso, al di là del tempo e della fatica, fa vivere grandi emozioni e porta una grande consapevolezza delle proprie capacità. Ragazzi, passato il male alle gambe, dove facciamo la prossima?

P.s.: un grande grazie a tutti i volontari che sono stati lungo il percorso e ai ristori nonostante il maltempo. Anche l’organizzazione si è dimostrata ottima in tutte le fasi della manifestazione

LA GALLERIA FOTOGRAFICA – UN GRAZIE A FEDERICO POZZATO

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