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TRAUMI
DA CORSA |
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di
Denis Laurenti |
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Un podista,
per la ripetitività del gesto atletico, sia in allenamento
che in gara, sottopone a sollecitazione le proprie strutture
osteomuscolari esponendosi al rischio di produrre nel tempo
patologie da sovraccarico funzionale.
Oltre a questo rischio l’atleta, soprattutto se inesperto
o poco allenato, può eseguire il gesto atletico scorrettamente
od in condizioni non ottimali creando i presupposti per danneggiare
il proprio organismo.
Le lesioni acute invece riconoscono un momento meccanico preciso
(cadute o colpi diretti) che produce lesioni immediate dolorose
e che impone la sospensione dell’attività.
Le lesioni possono essere quindi di due tipi:
- da sovraccarico funzionale (sollecitazione articolare abnorme
e/o eccessivamente ripetuta)
- traumatiche (cadute o colpi diretti)
Vediamo nello specifico il trauma della
caviglia:
L'articolazione tibio-tarsica è un’ articolazione
assai esposta al rischio di lesioni acute al complesso legamentoso
sia interno (mediale) che esterno (laterale).
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Articolazione
tibio-tarsica |
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L’articolazione è
composta dal complesso tibio-peroneale entro cui bascula, nei
movimenti di flesso estensione e rotazione del piede, l’astragalo.
La stabilità e la congruità articolare di queste
ossa durante l’esecuzione del movimento è assicurata
dall’integrità di questi complessi legamentosi. |
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La caviglia
di Cristiano Curri
dopo la Venice Marathon 2006 |
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Distorsione
della caviglia
La distorsione di caviglia produce un danno legamentoso, più
o meno complesso a seconda del numero di legamenti coinvolti,
la cui estensione e gravità viene quantificata in tre
gradi |
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Legamenti
dell'articolazione tibio-tarsica superiore |
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In seguito al trauma comparirà
una marcata tumefazione della regione malleolare colpita, accompagnata
da vivo dolore che spesso impedisce l’appoggio del piede
a terra.
Nelle distorsioni di I grado spesso
basta il riposo articolare , integrato da terapia anti infiammatoria,
seguito da cicli di terapia fisica (ionoforesi, laser) e fisiocinesiterapia;
la ripresa dell’attività sportiva sarà consentita
a quadro clinico risolto.
Nelle lesioni di II grado in cui
la compromissione dell’integrità legamentosa è
più grave rispetto al precedente è opportuno procedere
ad immobilizzazione per 4 settimane, a cui seguirà un
intenso programma riabilitativo.
Le lesioni di III grado, ovvero
la rottura completa del legamento, prevedono la terapia chirurgica
seguita da periodo di immobilizzazione. |
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Trauma
al tendine (tendinopatia)
Anche i singoli tendini possono sviluppare processi patologici
degenerativi legati al sovraccarico funzionale.
Tendine d'Achille
E’ il robusto tendine che si inserisce sul calcagno originando
dai muscoli della loggia posteriore della gamba; esso ha il
compito di trasmettere la forza originata da tali muscoli allo
scheletro ed è implicato costantemente durante la deambulazione,
la corsa ed il salto. Esistono, come nel caso della cuffia dei
rotatori, delle strutture che si interpongono tra osso e tendine
per diminuire l’attrito durante il movimento chiamate
borse; esse possono andare incontro a fenomeni irritativi satelliti
dell’infiammazione tendinea.
Il sintomo principale è il dolore lungo il decorso del
tendine, talora avvertito nella regione calcaneare, inizialmente
legato allo sforzo atletico ed in seguito presente anche a riposo.
Spesso si accompagna edema dei tessuti peritendinei ed irritazione
delle borse lungo il tendine con deformazione del normale profilo
anatomico ed apparente scomparsa dei margini del tendine stesso.
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Un ruolo importante nella
tendinite del tendine d'achille giocano le calzature, il fondo
su cui si pratica l’attività sportiva, la conformazione
anatomica del piede e la coordinazione del movimento.
Diagnosi
La diagnosi, oltre che sull’esame clinico, si basa su
indagini radiografiche, per escludere alterazioni ossee che
sostengano la patologia, e su indagini ecografiche che documentino
il grado di lesione del tendine.
Terapia
La terapia, oltre al riposo articolare, consta di somministrazione
di antinfiammatori, terapia fisica (ultrasuoni), fisiokinesiterapia,
talora la prescrizione di particolari ortesi atte a tutelare
da sollecitazioni il tendine. La terapia chirurgica viene riservata
ai casi di cronicizzazione della patologia in cui vi sia necessità
di asportare il tessuto degenerato. |
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Tendinite
dei peronieri e del tibiale posteriore
Interessa robusti tendini che dalla loggia posteriore della
gamba si inseriscono sul piede rispettivamente al lato esterno
ed al lato interno della caviglia, passando sotto i rispettivi
malleoli. La loro funzione è di stabilizzazione e flessione
plantare del piede durante il cammino, la corsa ed il salto;
le cause d’irritazione sono per la gran parte simili a
quelle che colpiscono il tendine d’Achille. Il segno clinico
è il dolore durante l’attività sportiva
accompagnato a volte da tumefazione delle regioni sottomalleolari. |
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Diagnosi
La diagnosi si basa sulla visita clinica integrata da esame
radiografico ed ecografico.
Terapia
La terapia consiste in riposo funzionale, antinfiammatori,
fisiokinesiterapia ed eventuali ortesi.
Fascite plantare
Il termine indica l’irritazione di una spessa tela fibrosa
che decorre lungo la pianta del piede e si chiama aponeurosi
plantare. |
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Aponeurosi
plantare |
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Colpisce prevalentemente
atleti amatoriali oltre i quarantenni d’età che
pratichino corsa e tennis. Riconosce un sovraccarico funzionale
associato soventemente ad alterazioni degenerative ossee (artrosi).
Il dolore, avvertito in sede plantare soprattutto alla flessione
delle dita, in fase iniziale regredisce con il semplice riposo.
Quando cronicizza esso diviene persistente rendendo difficoltosa
la deambulazione; in questa fase diviene necessario l’uso
di terapia farmacologia, fisica (ultrasuoni) ed eventuale ortesi.
L’intervento chirurgico sull’aponeurosi viene riservato
ai casi ribelli alla terapia. |
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