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Diventare
runner significa una sola cosa: conoscere esattamente i propri
valori sui 10.000 m. Se chiedete ad un jogger (chi corre soprattutto
per la propria salute e non ha nessuna dimensione competitiva)
quanto impiega a correre 10.000 m. o vi risponde che non lo
sa con precisione oppure indicherà un intervallo: 45-50’,
è la risposta classica. Per un runner 5’ di differenza
su 10 Km sono un’enormità, potrebbe rispondervi
42’30” oppure 52’30” (se vi risponde
25’ non è un runner, è solo un bugiardo).
Una tale risposta è importate perché denota
un’esperienza e la volontà di capire la corsa,
cosa che in genere il jogger non ha. Dalla definizione consegue
che, se un jogger vuole diventare runner deve conoscere e
ottimizzare le proprie prestazioni sui 10000 m. Non ha pregio
correrli per poter dire “io corro 10 km in 44’”,
perché quell’unica esperienza non è detto
che sia significativa. Occorre che l’atleta abbia l’esperienza
necessaria per capire cosa vuol dire (per lui) correre la
distanza in 44’ o in 43’: quanto “sangue”
gli costa quel minuto in meno. Il jogger che ha appena scoperto
al dimensione agonistica, non ha un’esperienza tale
da poter esordire in maratona perciò è vivamente
consigliato a passare per la mezza maratona, vediamo i motivi:
- avere un test più attendibile per valutare la propria
attitudine metabolica alle lunghe distanze
- poter stimare con sufficiente precisione il tempo della
maratona
- verificare se meccanicamente si è adatti alla maratona.
Il maratoneta non è l’atleta che ha corso UNA
maratona; è l’atleta che corre prevalentemente
maratone, con qualche escursione sulla mezza e occasionalmente
su gare di 10 km. Non può pertanto definirsi maratoneta
l’amatore che corre una o due maratone all’anno.
Un fattore importante per un runner è l’età
poiché nel 90% dei casi la sua vita atletica si interrompe
per problemi di natura ortopedica. Questo dato è ulteriormente
confermato se è un runner che corre prevalentemente
maratone.
Inoltre le prestazioni di un maratoneta dipendono strettamente
dal suo peso. Portarsi per 42 km dei chili superflui, oltre
ad appesantire il tempo totale, facilita le crisi che possono
bloccare definitivamente l’atleta. Un Kg di peso corrisponde
a diversi minuti (da 2 a 4) sul tempo finale ed è pertanto
fondamentale che il runner conosca il suo peso forma, è
quindi importante sottolineare che un eccesso di peso:
- fa andare più piano
- predispone agli infortuni
- consente di gestire meno bene le crisi.
Ci conforta comunque che solo il 10% di chi corre le maratone
ha un peso corretto.
Concludento si può dire che il fisico di un runner
è pronto per la maratona quando riesce a correrla senza
problemi prima (sopportare bene gli allenamenti), durante
(finire la prova) e dopo (senza postumi).
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