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Il sogno di qualsiasi podista (sia esso lento o velocissimo,
sia esso maniaco oppure occasionale) è quello di partecipare,
un giorno, alla maratona, ad una maratona.
Prima di realizzarlo, però, occorrono anni e non è
detto che lo farà mai.
E' un sogno, e in quanto tale va coltivato con cura e passione.
Dopo anni di corsette e saliscendi, un giorno, si illumina
il cuore del futuro maratoneta e si cerca un motivo per iniziare.
Iniziare a sognarla e viverla come si conviene. Prima di tutto,
però, ci si informa, si chiede a chi già l'ha
fatta, gli allenamenti, le sedute e tutto il resto. Fino ad
arrivare ai fantastici programmi di allenamento che sono vere
e proprie bibbie del podista. Fino ad allora si indossava
la tuta e via a correre.
Dal giorno della maratona cambia tutto, ogni prospettiva.
Non si improvvisa più nulla. Perché la maratona
inizia almeno tre mesi prima della gara. E si rimanda sempre
il primo giorno, perché non si è ancora pronti
o per altri futili motivi. In genere, il futuro maratoneta,
chi lo fa solo per passione, ha altre occupazioni a cui pensare
e non ha tutto il tempo per preparare bene ogni cosa. Il lavoro,
la famiglia, gli impegni gli impediscono di sviluppare un
piano, un progetto. Non è un professionista che ha
l'intera giornata per predisporre tabelle e quant'altro.
Perciò si comincia col pensare a quando allenarsi,
perché
l'allenamento del maratoneta è cosa completamente diversa
dall'allenamento di qualsiasi
altro sport su strada.
Se prepari, ad esempio, una 21 km bastano tre allenamenti
settimanali da poco più di un'ora ed è fatto.
La maratona no. Occorrono almeno 5 allenamenti da 1 ora e
trenta e almeno un lunghissimo a settimana da almeno 2 ore.
E devi trovare il tempo. Spiegare alla tua ragazza o a tua
moglie che correre una maratona (non importa in quanto tempo)
è cosa differente, che prepararla richiede una dedizione
e una passione che nei tre mesi di allenamento costringeranno
il futuro maratoneta a rinunciare quasi a tutto. Non si potrà
andare, ad esempio, ai week end lunghi perché la domenica
c'è l'impegno del lunghissimo.
La sera c'è il medio o le ripetute e perciò
si resta a casa. Lei ad aspettare tu a correre. Ho saputo
di coppie scoppiate e finite proprio per la maratona. Che
sia bello o brutto tempo il maratoneta deve uscire, nebbia
e pioggia non potranno in alcun modo ostacolare la tabella
di allenamento, che va rispettata in ogni sua sfumatura. Se
salti un giorno è finita. Impazzisci e non ragioni
più. A sera tardi mentre tutti siedono a tavola, al
caldo, il maratoneta sbuffa e butta sudore, perde chili e
il viso comincia a perdere spessore. Dopo tre mesi di fatiche
si diventa zombie o fantasmi. Ma è una sensazione bellissima.
E poi il regime alimentare che fa impazzire. Iperglicemico
e integratori. Si mangia più pasta in quei tre mesi
che non nei restanti anni della vita. E lo si fa con esattezza
maniacale. Non più cornetti e cappuccino, che fino
al giorno prima riempivano i nostri mattini, ma infusi e marmellate
che a pensarci viene lo sconforto. Ma un buon maratoneta non
molla mai e scrive a Baldini per chiedere consigli tecnici
e magari segreti nascosti per scendere sotto le quattro ore.
E Baldini che conforta il maratoneta (potenziale) spiegandogli
che deve insistere e allenarsi. Provarci, non mollare. Il
primo giorno 50 minuti con leggeri saliscendi e magari qualche
progressione da 100 m per abituare il muscolo al cambio ritmo.
Poi dal fisioterapista per un controllo generale e così
via. 4 giorni alla media di 18 km e 1 giorno dai 24 km in
su. Sempre col cronometro a controllare i progressi e i minuti.
L'ideale sarebbe quello di viaggiare sotto i 5 minuti a km
e magari svolgere in questo modo un lavoro da 30 km . Così
gli ultimi 12 li fai a 6 e arrivi sotto le quattro. Se prima
pensavi solo di chiuderla con le settimane che passano cominci
a pensare in grande e vuoi sempre di più. Nessuno di
quelli che tenterà la grande avventura la correrà
solo per chiuderla. Anche chi non ne ha mai fatta una e ha
tempi modestissimi vorrà scendere sotto le 4 ore. Sicuro.
Al bar fanno i modesti e dicono che già sarebbe un
miracolo finirla. Non è così e non date retta.
Si collegano quotidianamente ai blog dei maratoneti per cercare
di rubare segreti e sognano, intanto, di arrivare al galoppo
al traguardo. Con la ragazza che ti aspetta per infilarti
la medaglia.
Ne ho visti di maratoneti sfiniti, sfigurati che
a qualche centinaio di metri dal traguardo, tra il sudore
e la compassione guardano il pubblico ai lati e vorrebbero
parlare, gridare tutta la loro gioia per aver corso 42 km
tutti in una volta, coi crampi e mal di testa, con le caviglie
spaccate e i tendini finiti. Perché mentre corri una
maratona ti vengono in mente cose strane che mai potresti
pensare a mente serena e comoda, mai le potresti immaginare
a casa in poltrona mentre mangi una torta e bevi un buon vino.
Corri esattamente per dire al mondo che ti guarda (la gente
intorno) che tu sei li ed esisti proprio perché stai
correndo e non corri una gara qualsiasi, ma la maratona, la
regina di tutto.
Quando tagli il traguardo sembra che niente o nessuno possano
impedirti di pensare che il mondo è tuo e da quel giorno
potrai ottenere tutto quello che vorrai. Per me è così.
La mia prima maratona (Venice Marathon 2006 – realtime
4h12’) l'ho corsa a 42 anni dopo circa due anni di corsa
tra argini asfaltati e pinete. Amo così tanto correre
ed allenarmi che lo faccio per l'unico motivo per cui ho iniziato
a coltivare simile passione: stare bene e non ingrassare.
Mi sembrava, prima di ammalarmi di maratona, che potesse bastare,
sufficiente per quanto mi ero ripromesso. Avevo amici che
correvano maratone ma mi limitavo solo ad ascoltarli. Poi
succede che di colpo non ti basta più e senza volerlo,
in maniera irrazionale, scegli di farla.
O forse è più giusto dire che è lei a
sceglierti.
E' come un amore di una donna. Puoi amarla quanto vuoi ma
se non si è corrisposti sarà sempre un amore
mai goduto.
Vedevo le maratone in TV e mi appassionavo e pensavo a come
un uomo, benché dotato e baciato dalla genetica, potesse
percorrere simile distanza e a quelle velocità. Gebrselassie,
Baldini che arrivano al traguardo senza una goccia di sudore
e senza la fatica stampata sul viso. Mi entusiasmavo ma mai
avrei potuto pensare di poterci riuscire anch'io. E a Venezia,
città tra le più belle del pianeta, ce l'ho
fatta ed è stata una delle emozioni più belle
in assoluto della mia esistenza. Chi non la correrà,
mai potrà capire la follia che possiede quei momenti
ed è difficile, se non inutile, spiegare. C'è
poco da dire. Devi viverla e non importa a quanto la chiuderai,
non importa se arriverai tra gli ultimi. L'importante è
farla e la tua vita non sarà più la stessa.
Sembro un pazzo, ma non è così.
La maratona, e nessun'altra disciplina, ti cambia davvero
la vita. Non ha senso pensarla la maratona, ma correrla. E
chiunque lo può fare se riuscirà a trovare il
tempo e i modi giusti per allenarsi. Sia esso un professionista,
un funzionario, un impiegato, un fornaio, un muratore o altro.
Tutti possono correrla e, dopo, saranno diversi. Peggiori
o migliori non lo so, ma diversi. Se vuoi restare così
continua a farti i tuoi 10 km al parco la domenica mattina.
Se vuoi cambiarti la vita corri la maratona almeno una volta
nella vita e vedrai. Attraversi folle infinite di persone
che ti applaudono e ti incitano, senti davvero un buco allo
stomaco, con le lacrime che arrivano e pensi, in un attimo,
a tutte le sofferenze patite per arrivare lì. E' semplicemente
incredibile.
O forse è così solo la prima. Poi ci si abitua
e diventa normale.
Ma la prima maratona davvero non potrai dimenticarla mai
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