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Sono un podista
amatoriale di 43 anni, arrivato come tanti alla corsa per cercare
di smaltire qualche chiletto e con il senso di colpa di essere una
buona forchetta.
Quindi cosa di più semplice che provare il principe degli
sport “semplici ed economici”(almeno così credevo
all’inizio)?
Allora: mi bastano un paio di scarpette, una maglietta da consumare
e un paio di pantaloncini. Bene, si parte. Alla faccia dello sport
semplice! Non pensavo che fare 3-4 km fosse così difficile.
Trafelato, macero di sudore, dolori vari e acido lattico in quantità
industriali, mi fanno capire che forse avevo dato un giudizio affrettato:
“semplice”? Forse non così tanto.
Insomma forse mi ero sbagliato, forse non era lo sport che faceva
per me, però... però c’era qualcosa che non
mi tornava.
Cosa mancava alla Corte (dei miei pochi neuroni) per condannare
definitivamente la corsa?
Cerca e ricerca ecco il tassello mancante.
Mi stavo sentendo bene, un bene strano da descrivere, un bene fisico
che andava oltre i vari dolorini accusati, un bene mentale che sempre
di più mi invogliava alla corsa,(insomma il tutto andava
nuovamente rimesso in discussione e haimé, il verdetto fu
velocemente ribaltato. Non sto a raccontarvi tutti i passaggi trascorsi
tra quella prima corsetta e i giorni nostri. Non sono passati tanti
mesi in fondo, però grazie al verdetto ribaltato sono riuscito
a conoscere un popolo in marcia (nel vero senso della parola), a
seminare qualcosa, a perdere qualche chiletto (non tanti), a correre
una maratona con l’obiettivo di correrne altre, con un benessere
psicofisico che aiuta anche a maturare decisioni importanti o a
compiere gesti con estrema naturalezza, con giovamenti che si ripercuotono
su tutte le persone che ti stanno intorno.
Insomma, la corsa non è sicuramente lo Spirito Santo però
fa tanto, tanto bene!
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