| |
Tecnica
di gara
Accorgimenti utili per rendere al meglio durante la maratona.
E’ quella che tutti devono fare almeno una volta nella
vita. La mecca del podista. Il sogno di ogni impiegato, avvocato,
operaio turnista. Dunque l’insolito mix di persone alle
quali mi rivolgo non è composto necessariamente da
esigenti superesperti (quelli stiano tranquilli, che ho pane
anche per i loro denti), ma anche da persone che affrontano
la 42 km, dopo aver corso solo 10000 o mezze maratone, ed
anche “sono certo” per qualcuno che la corre solo
per scommessa.
Ognuno dei partecipanti avrà quindi svolto una preparazione
leggermente diversa, e qualcuno si sarà preparato un
po’ approssimativamente. Poco importa. Tutti (me compreso)
dovremo cozzare contro quello che viene definito il “muro”
del 35° km.
Di che cosa si tratta? Quelli che già pensano di saperlo,
trattengano i sorrisini di circostanza e aprano le orecchie,
perché è meglio capirlo una volta di più
che una di meno.
In quasi tutte le gare, finanche quelle da 33 km è
possibile avere buoni od ottimi rendimenti utilizzando uno
solo dei due “serbatoi” energetici di cui disponiamo:
quello degli zuccheri (o più genericamente dei carboidrati).
In maratona no. O si impara a lavorare anche con un altro
“serbatoio” (quello dei grassi) o in fondo non
ci si arriva. Vediamo perché.
Il numero di calorie consumate da un atleta che pesi 65 kg
per correre una maratona, si calcola con la formula: kcal
= K x kg x km dove K è il coefficiente di consumo energetico
(pari a 0,9 in un atleta allenato e dalla corsa fluida), kg
sono i kg di peso corporeo e km i chilometri percorsi.
Nel nostro esempio quindi kcal = 0,9 x 65 x 42,2 cioè
circa 2.468 kcal.
L’ampiezza del nostro serbatoio di migliore qualità
(il glicogeno contenuto nel fegato e nei muscoli) ci può
fornire in totale, se pesiamo 65 kg, all’incirca 1750
kcal. Ciò significa che per arrivare in fondo dobbiamo
provvedere a fornire all’organismo le circa 720 kcal
mancanti. Come?
Le vie pratiche non sono molte. L’ipotesi fatta (scorte
di 1750 kcal) prevede già una situazione ottimale in
termini di buon carico di carboidrati la sera precedente la
gara, in termini di stato di forma (un organismo ben allenato
aumenta la sua dotazione muscolare di glicogeno), in termini
di massa magra (se i 65 kg sono fatti di grasso per un terzo,
le dotazioni di glicogeno saranno
proporzionali al peso magro e non a quello totale, quindi
inferiori), in termini di economicità di corsa (una
corsa scoordinata e dispendiosa, con K più alto di
0,9 aumenta il consumo per km).
Dunque si può lavorare prevalentemente su tre elementi:
alimentazione in gara, attitudine mentale in gara e utilizzo
del serbatoio energetico dei grassi.
Dei primi due elementi (il cui peso specifico è comunque
limitato) parleremo separatamente in altri pezzi. Sul terzo
(serbatoio dei grassi) è invece opportuno parlare ora.
L’unico modo per arrivare bene in fondo ad una maratona,
senza soffrire crisi di sorta, è infatti quello di
allenare il corpo al consumo parziale di grassi insieme agli
zuccheri, fin dal primo chilometro. Il serbatoio dei grassi
è infatti, dal nostro punto di vista, illimitato (ci
consentirebbe di correre una dozzina di maratone di seguito),
ma con la sottile differenza che l’organismo vede come
scorte preziose il contenuto degli adipociti (le cellule che
contengono i grassi) e dunque le cede malvolentieri per usi
energetici. Con una minore efficienza, con una maggiore richiesta
di ossigeno correlata, con produzione di metabolici residuali
e – importantissimo – solo in presenza contemporanea
di zuccheri. Ciò significa che se gli zuccheri li abbiamo
esauriti precocemente, perché abbiamo corso stimolando
solo l’uso del glicogeno, ci troveremo al 30° o
al 35° km incapaci di fare un solo passo in più,
perché il nostro corpo non sarà in grado di
fare uso delle scorte esistenti di grasso.
Per arrivare, soffrendo e camminando, a quel punto inizieremo
a “smontare” le catene proteiche (cioè
i nostri muscoli!) per estrarne quel poco di zuccheri necessari
ad arrivare in fondo. Facendoci però del male, che
richiederà poi tempi di recupero di alcune settimane.
Ne vale la pena? No sicuramente. Il modo migliore per affrontare
la gara di maratona è dunque quello di favorire in
tutti i modi possibili il consumo dei grassi fin dal primo
chilometro. Come? Con allenamenti specifici nei mesi precedenti
la gara, con un’alimentazione adeguata, con una tecnica
di corsa che favorisca il risparmio di glicogeno, con un atteggiamento
mentale che favorisca l’utilizzo dei grassi.
Scopriremo, strada facendo, che gli allenamenti che ci necessitano
sono anche più piacevoli e divertenti, se impostati
nel modo giusto.
Sarà una stupenda avventura: vediamo di godercela nel
modo migliore.
Alimentazione pre-gara e in
gara
Accorgimenti utili per alimentarsi al meglio durante la maratona.
Abbiamo già visto che uno dei problemi più importanti
per chi corre una maratona è quello di provvedere alle
calorie necessarie a completarla. Si è già detto
che il consumo calorico è pari all’incirca al
peso in kg per i km percorsi. Un atleta di 70 kg utilizzerà
quindi all’incirca (70x42) 2940 kcal. Posto che con
le dotazioni di base di glicogeno (presente nei muscoli e
nel fegato) tale atleta copra circa 1.960 kcal, restano da
trovare 980 kcal, senza le quali la crisi sarà in agguato.
Già si è detto anche che il modo più
efficace per coprire tale fabbisogno è quello di imparare
con l’allenamento a consumare parzialmente grassi fin
dal primo metro. Per fare questo servono tecniche fisiche
e mentali. In questo pezzo tuttavia esamineremo l’aspetto
alimentare della questione, sia relativamente al pre-gara
che al “durante”.
L’obiettivo dell’alimentazione pre-gara deve assolutamente
essere quello di riempire “fino all’orlo”
i serbatoi naturali di glicogeno. Il glicogeno negli animali,
corrisponde all’amido nelle piante, ovvero è
una sostanza di riserva costituita da un polimero dello zucchero
(in pratica tante molecole di glucosio una accanto all’altra,
fino a costituire una lunga catena). Perché le scorte
di glicogeno siano al massimo, la nostra alimentazione nel
giorno precedente la gara, deve essere sufficientemente ricca
di carboidrati. Se non lo è a sufficienza, vi è
il rischio che le scorte siano dimezzate o ridotte, con il
rischio di subire la crisi molto prima del km 35.
Il giorno prima della gara, dunque, la nostra preferenza dovrà
essere rivolta prevalentemente a pane, pasta, riso, biscotti,
torte, gelati, patate. Questi cibi satureranno i nostri serbatoi
di carboidrati, consentendoci di arrivare alla partenza della
maratona, con la capacità potenziale di fornire tutte
le nostre 1960 kcal (se pesiamo 70 kg).
Assumerne di più, e gonfiarsi di carboidrati (o peggio
effettuare la cosiddetta dieta dissociata), serve a ben poco.
L’eccesso di carboidrati infatti, per non alterare la
glicemia, viene tempestivamente rimosso dal sangue grazie
all’insulina, e va a costituire scorta di grasso, del
tutto inutile ai nostri fini (anzi dannosa, in quanto aumentando
il nostro peso complessivo, ci farà consumere più
calorie per km).
Al mattino dovremo invece privilegiare la leggerezza, al fine
di non appesantirci con la digestione durante la gara, o nel
freddo delle griglie di partenza. Un tè o caffè
con qualche fetta biscottata al miele o alla marmellata, assunti
qualche ora prima della gara, saranno perfetti, e ricostruiranno
quel poco di glicogeno che è andato consumato durante
la notte.
Durante la gara, invece, io consiglio di non assumere nulla,
in quanto i rischi sono maggiori dei benefici.
Un bicchierino di bevanda zuccherata ai vari ristori, è
il massimo che ci si posa concedere. Il corpo riesce infatti
ad assorbire nel tratto intestinale (già provato dall’intensità
della corsa) solo bevande con una piccola percentuale di zuccheri
(fino al 5%). Tali bevande possono poi provocare rigurgiti,
vanno bevute in corsa, e generano il cosiddetto “furto
di sangue”, dovuto ai fenomeni digestivi che sottraggono
sangue alla periferia (i muscoli) per fornirlo agli organi
della digestione
In ogni caso, nella migliore delle ipotesi, i bicchierini
forniscono (nell’ipotesi di 7 ristori, con bicchierini
da 50 cc al 5%) circa 17,5 g di zuccheri. I quali, trasformati
in energia, producono circa 70 kcal, che consentono al nostro
atleta di correre circa un km in più senza andare in
crisi.
Dunque inutile contare su questo genere di supporto: molto
meglio invece bere l’intero bicchiere di acqua pura,
sapendo che comunque il nostro organismo patirà un
certo consumo d’acqua. La digestione non verrà
quindi toccata.
Alla fine della gara (o anche se dovessimo fermarci perché
siamo andati in crisi), è indispensabile invece ripristinare
le scorte di glicogeno esaurite con molta tempestività.
Dunque appena siete in grado nuovamente di intendere e di
volere, dirigetevi verso il tavolo del ristoro, e servitevi
di tè caldo, o di qualunque altra bevanda zuccherina
disponibile.
Raccomando anche, a chi leggerà queste righe mesi prima
della partenza, di controllare con attenzione il proprio peso.
Un atleta in sovrappeso avrà sicuramente difficoltà
a completare la maratona, e il dimagrimento non può
essere innescato in pochi giorni.
Teniamo presente che un ottimo indice di massa corporea (IMC
= peso in kg diviso quadrato dell’altezza in m) può
essere di 22 per gli uomini o di 20 per le donne. Un’ottima
massa grassa può essere del 12% per gli uomini e del
20% per le donne.
Un grave sovrappeso può comportare infortuni agli arti
inferiori e alle articolazioni. Un alto rischio di malattie
cardiovascolari e, infine, uno zaino da portarsi dietro in
maratona, del tutto inutile.
Sarà una stupenda avventura: vediamo di godercela nel
modo migliore. Preparandoci adeguatamente...
Mente, corpo e maratona
Accorgimenti utili per lavorare con corpo e mente durante
la maratona
Abbiamo parlato in precedenza dell’importanza di economizzare
il più possibile le proprie energie, se si vuole arrivare
in fondo alla maratona. Le normali dotazioni di carboidrati
di cui disponiamo non ci permettono infatti di finirla tutta.
Per arrivare in fondo ci servono un certo numero di calorie
provenienti dai grassi.
Il corpo però non cede volentieri le sue scorte di
grasso (che dal punto di vista strettamente calorico ci permetterebbero
di correre per parecchie ore). Innanzitutto proprio perché
il nostro grasso ha il significato biologico di scorta di
sicurezza, e in secondo luogo perché l’utilizzo
dei grassi a fini energetici comporta una resa inferiore rispetto
agli zuccheri (e inoltre lascia residui di tipo chetonico,
che il corpo interpreta come sostanze tossiche). Ecco perché
quando le scorte di glicogeno finiscono, si entra in crisi:
perché il corpo si trova improvvisamente a dover fare
doppia fatica per estrarre la stessa energia dai grassi.
Per attivare il consumo di grassi in parallelo agli zuccheri,
fin dal primo metro (il modo migliore per arrivare in fondo
senza crisi), è necessario lavorare sulla propria potenza
lipidica, cioè svolgere quegli allenamenti (fondi medi,
progressivi, ritmi gara, corse a tappe, bigiornalieri) che
– attraverso la corsa in carenza di glicogeno –
stimolino l’organismo ad attivare anche questo secondo
“serbatoio”.
E’ un po’ come un’auto che abbia il motore
in grado di operare a benzina e a metano. Magari il metano
non garantirà le stesse prestazioni della benzina,
ma se il serbatoio della benzina fosse troppo piccolo per
arrivare a destinazione, benedetto il metano! Il nostro organismo
inoltre ha anche il limite di non poter viaggiare SOLO a metano
(ovvero solo con i grassi).
Per utilizzare i grassi, infatti, devono esservi ancora zuccheri
(benzina) disponibili. Se no la macchina si ferma (o peggio,
mangia i propri muscoli provocando danni interni e possibili
infortuni post gara).
L’unica via è dunque quella di educare il corpo
a usare una miscela grassi/zuccheri fin dall’inizio.
Il corpo tende a fare uso di zuccheri in condizioni di sforzo
impegnativo, e a fare uso di “miscela” quando
invece lo sforzo è blando. Se stiamo passeggiando in
un parco, o correndo molto piano, il nostro organismo utilizzerà
una frazione consistente di grassi. Via via che aumentiamo
il ritmo, e ci affatichiamo, il corpo tenderà a spostare
il consumo tutto sugli zuccheri (più efficienti). Alla
velocità di soglia anaerobica, il consumo sarà
quasi al 100% di zuccheri.
In maratona, dunque, dovremo correre ad un ritmo che ci consenta
di consumare una miscela contenente almeno un 20-30% di grassi.
Per tutta la gara.
Al di là degli allenamenti specifici, il nostro atteggiamento
mentale può molto influenzare questo consumo. La nostra
mente, infatti, può indurre stress e tensione sul nostro
organismo, che anche a ritmi non velocissimi, potrebbe essere
indotto a consumare solo zuccheri. Quando siamo stressati,
infatti, la nostra configurazione ormonale interna (secondo
l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene) si concentra sull’utilizzo
immediato dell’energia per una tipica reazione di lotta
o fuga. Tale configurazione ormonale spinge l’utilizzo
quasi esclusivo dei carboidrati come fonte energetica, impedendo
un consumo regolare e costante delle riserve di grassi.
Per contrastare questa tendenza è necessario correre
rilassati e sereni. Correre zen. Senza la preoccupazione del
cronometro, del cardiofrequenzimetro, dell’amico che
vi sorpassa o che dovete raggiungere.
Occorre pensare alla gara come un’occasione di rilassamento
e divertimento. Non avete scelta: o fate così, o dopo
35 km avrete finito il carburante, e vi trascinerete penosamente
all’arrivo.
Non crediate di avere questo problema perché andate
piano o siete poco allenati. Il problema riguarda tutti: dai
top runner al più lento degli amatori.
Non basta più allenare il proprio fisico per arrivare
bene in fondo a una maratona: serve anche lavorare sui propri
atteggiamenti mentali. Perché corpo e mente sono una
sola cosa.
Quanto si fa su un piano, si riflette sull’altro, e
viceversa.
Chi lo ignora, pagherà pegno...
Da leggere anche Due
maratone in due mesi e Dopo
la maratona
|
|