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Ormai da qualche
anno a questa parte, in questo periodo, gli appassionati di maratona
continuano a sorprendersi per i tempi favolosi ottenuti nelle maratone
di Rotterdam, Londra e Boston. Non molto eclatanti i risultati in
terra olandese, che ha visto la vittoria del keniano Wilson Chebet
in 2h 05’,27” e della connazionale Phils Ongori Morra,
nel settore femminile, in 2h 24’,20”; ricordiamo che
ha Rotterdam era stato ottenuto o avvicinato più volte il
record del mondo (o miglior prestazione mondiale, come preferisce
chiamarla qualcuno) della maratona. Bellissime, invece, le gare
di Londra e Boston, due “Major” che non hanno deluso
le attese. La maratona britannica vede, da anni, un cast “stellare”,
con i più forti al mondo (compresi campioni olimpici e mondiali)
“prenotati” per tempo dagli organizzatori: ancora un
keniano, Emmanuel Mutai (secondo nel 2010), a vincere in 2h 04’,38”,
su Martin Lel e Patrick Makau, autori di un strabiliante volata
in 2h 05’,45”. Mutai batte anche il record della corsa
del campione olimpico Samuel Wanjiru, ottenuto nel 2009. Molto bella
anche la gara femminile che vede la vincitrice, Mary Keitani, scendere
sotto le 2h 20’ (2h 19',17”) battendo la russa Shobukhova
(2h 20',15") e la connazionale Kiplagat (2h 20',46"):
oltre al tempo della vincitrice (prima donna a scendere sotto l’ora
e sei minuti nella mezza) impressiona il numero di atlete, ben venti,
scese sotto le due ore e trenta. Ancor più clamoroso è
stato il risultato, ancora adesso discusso e controverso, della
gara di Boston: ancora Kenia con Geoffrey Mutai che vince la maratona
più “antica” del mondo (115 edizioni) con lo
straordinario tempo di 2h 03',02", che “straccia”
il record del mondo di Haile Gebrselassie (2h 03’,59”,
Berlino 2009): dietro di lui Moses Mosop, ancora sotto il vecchio
record, poi l’etiope Gebremariam e l'americano Ryan sotto
le due ore e cinque minuti. Meno eclatante il tempo della vincitrice
femminile (ancora keniana) Caroline Kilel, con 2h 22',36" che
ha battuto in una volata a tre l’americana Davila e l'altra
keniana Cherop. Il “problema” è che il record
di Mutai non è “omologabile” per due motivi:
il primo è che, per la IAAF, non ci può essere più
di un metro per chilometro di dislivello negativo (massimo –
42 metri) mentre a Boston sono 130 (in Italia situazioni simili
si vivono per la Treviso Marathon e per la Maratona d’Italia
di Carpi), il secondo è, che sempre secondo le regole dell’organismo
che sovraintende l’atletica mondiale, non ci possono essere
più di 21 km il linea d’aria tra il punto di partenza
e quello d’arrivo, per evitare che il vento favorevole non
avvantaggi troppo gli atleti. E, quest’ultimo, sembra proprio
il fattore che ha favorito di più gli atleti ad ottenere
questi tempi straordinari, in quanto a Boston, maratona praticamente
in linea (si parte molto fuori la città per arrivare nel
centro) il forte vento è spirato alle spalle dei maratoneti
per tutta la gara, con pioggia di primati personali. Meno importante,
almeno a Boston, sembra il fattore “pendenza”, anzi
la maratona americana è considerata gara dal percorso molto
duro, con molti cambi di pendenza ed alcune salite famose che non
facilitano sicuramente un buon ritmo. Ancora tantissime le discussioni
tra chi considera, comunque, validi i risultati visto la “storicità”
del percorso di Boston e che i risultati ottenuti sarebbero, eventualmente,
validi per qualificazioni ad Olimpiadi o ai Campionati Mondiali
e chi, invece, considera le regole imposte un giusto compromesso
per dar modo che anche la maratona possa essere valutata su basi
statistiche serie. Diamo atto alla IAAF di aver perseguito, con
queste regole, l’intento nella non facile parificazione delle
gare su strada le distanze su pista. Comunque emergono alcuni fattori,
oltre a quelli già citati, che faranno dibattere a lungo
gli addetti ai lavori, che andiamo ad esaminare. Lo “scarso”
valore delle “lepri” è emerso da queste gare:
la “moda” di avere atleti che “tirano” i
primi 20/30 chilometri a favore di altri che puntano al record,
sembra essere smentita da gare molto combattute “uomo contro
uomo”, ed anche veloci. A Londra, le atlete “top”
femminili vengono fatte partire mezz’ora prima degli uomini
per non essere trainate da qualche uomo. La corsa su strada non
è come correre in bici, la “scia” serve relativamente
ed il tempo bisogna comunque averlo “sulle gambe”. Altro
fattore che ritengo molto importante è la combinata temperatura/umidità.
Nelle maratone di Londra e Boston il clima è stato quasi
ideale, soleggiato, con temperature miti e umidità relativa
bassa cosa che, al contrario, non è avvenuta a Rotterdam,
dove il gran caldo e l’umidità hanno infastidito parecchio
gli atleti. Il vento, a Boston, più che “spingere”
gli atleti, ha reso molto più facile la respirazione, con
evidenti vantaggi. Per fare un paragone in Italia, possiamo vedere,
infatti, che le maratone d’aprile, Milano e Padova, hanno
vissuto due situazioni differenti: alla Milano City Marathon, nonostante
il buon cast al via ed il percorso “filante”, notevoli
sono stati i problemi causati dal gran caldo. Ha vinto Solomon Busendich
Naibei in 2h 10',38” e ancora peggio è andato al femminile,
con un’ecatombe di atlete ritirate e vittoria che è
andata alla 39enne Marcella Mancini con 2h 41',24”. Al contrario,
alla Maratona del Santo, di Padova, condizioni ideali e nuovi record
della manifestazione, sia in campo maschile che in quello femminile;
l’etiope Aredo Toleda Tadese ha trionfato in 2h 09’,02”
mentre, nel settore rosa, la keniana Florence Chepsoi ha fatto sua
la gara in 2h 29’,25”. Un occhiata anche a Parigi, altra
maratona corsa in questo periodo, con oltre 30.000 partenti: Benjamin
Kiptoo vince la 35^ Paris Marathon in 2h 06’,31” , mentre
la gara femminile è andata a Priscah Jeptoo (prima all’ultima
Turin Marathon) in 2h 22’,55”. Concludiamo con una considerazione:
record battuto o no a Boston, si può ben affermare che il
record di Gebrselassie non possa certo resistere molto a lungo.
Le prestazioni sempre migliori, a partire dalla mezza maratona,
di tanti atleti, anche molto giovani ed il fatto che questi partano,
ormai, senza remore psicologiche o paure di “scoppiare”,
fanno pensare che, trovata una maratona dalle condizioni ideali
(perchè non la “rinomata” Berlino di settembre?)
il tempo possa essere facilmente abbattuto. La domanda che ora ci
si pone è questa: di quanto ci si può migliorare?
E’ pensabile scendere sotto le due ore? Certo che immaginare
un uomo che corre per più di 42 km alla a più di 21
km all’ora fa venire i brividi .... comunque, buona maratona
a tutti!!
Un ricordo finale vogliamo dedicarlo a Grete Waitz, la
norvegese scomparsa martedì, a soli 57 anni. La Waitz è
stata una “pioniera” della maratona: ricordiamo che,
oltre ad avere migliorato più volte il record mondiale ha
vinto ben nove volte la Maratona di New York, due volte la maratona
di Londra oltre ad aver ottenuto un argento olimpico ed un oro ai
Mondiali. Care Grete, proteggi noi maratoneti da lassù.
Quasi tutte le immagine sono tratte dal sito sportlive.it
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