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MARATONA, DOPO LONDRA E BOSTON COSA SUCCEDERA'?

Michele Veronese
 

Ormai da qualche anno a questa parte, in questo periodo, gli appassionati di maratona continuano a sorprendersi per i tempi favolosi ottenuti nelle maratone di Rotterdam, Londra e Boston. Non molto eclatanti i risultati in terra olandese, che ha visto la vittoria del keniano Wilson Chebet in 2h 05’,27” e della connazionale Phils Ongori Morra, nel settore femminile, in 2h 24’,20”; ricordiamo che ha Rotterdam era stato ottenuto o avvicinato più volte il record del mondo (o miglior prestazione mondiale, come preferisce chiamarla qualcuno) della maratona. Bellissime, invece, le gare di Londra e Boston, due “Major” che non hanno deluso le attese. La maratona britannica vede, da anni, un cast “stellare”, con i più forti al mondo (compresi campioni olimpici e mondiali) “prenotati” per tempo dagli organizzatori: ancora un keniano, Emmanuel Mutai (secondo nel 2010), a vincere in 2h 04’,38”, su Martin Lel e Patrick Makau, autori di un strabiliante volata in 2h 05’,45”. Mutai batte anche il record della corsa del campione olimpico Samuel Wanjiru, ottenuto nel 2009. Molto bella anche la gara femminile che vede la vincitrice, Mary Keitani, scendere sotto le 2h 20’ (2h 19',17”) battendo la russa Shobukhova (2h 20',15") e la connazionale Kiplagat (2h 20',46"): oltre al tempo della vincitrice (prima donna a scendere sotto l’ora e sei minuti nella mezza) impressiona il numero di atlete, ben venti, scese sotto le due ore e trenta. Ancor più clamoroso è stato il risultato, ancora adesso discusso e controverso, della gara di Boston: ancora Kenia con Geoffrey Mutai che vince la maratona più “antica” del mondo (115 edizioni) con lo straordinario tempo di 2h 03',02", che “straccia” il record del mondo di Haile Gebrselassie (2h 03’,59”, Berlino 2009): dietro di lui Moses Mosop, ancora sotto il vecchio record, poi l’etiope Gebremariam e l'americano Ryan sotto le due ore e cinque minuti. Meno eclatante il tempo della vincitrice femminile (ancora keniana) Caroline Kilel, con 2h 22',36" che ha battuto in una volata a tre l’americana Davila e l'altra keniana Cherop. Il “problema” è che il record di Mutai non è “omologabile” per due motivi: il primo è che, per la IAAF, non ci può essere più di un metro per chilometro di dislivello negativo (massimo – 42 metri) mentre a Boston sono 130 (in Italia situazioni simili si vivono per la Treviso Marathon e per la Maratona d’Italia di Carpi), il secondo è, che sempre secondo le regole dell’organismo che sovraintende l’atletica mondiale, non ci possono essere più di 21 km il linea d’aria tra il punto di partenza e quello d’arrivo, per evitare che il vento favorevole non avvantaggi troppo gli atleti. E, quest’ultimo, sembra proprio il fattore che ha favorito di più gli atleti ad ottenere questi tempi straordinari, in quanto a Boston, maratona praticamente in linea (si parte molto fuori la città per arrivare nel centro) il forte vento è spirato alle spalle dei maratoneti per tutta la gara, con pioggia di primati personali. Meno importante, almeno a Boston, sembra il fattore “pendenza”, anzi la maratona americana è considerata gara dal percorso molto duro, con molti cambi di pendenza ed alcune salite famose che non facilitano sicuramente un buon ritmo. Ancora tantissime le discussioni tra chi considera, comunque, validi i risultati visto la “storicità” del percorso di Boston e che i risultati ottenuti sarebbero, eventualmente, validi per qualificazioni ad Olimpiadi o ai Campionati Mondiali e chi, invece, considera le regole imposte un giusto compromesso per dar modo che anche la maratona possa essere valutata su basi statistiche serie. Diamo atto alla IAAF di aver perseguito, con queste regole, l’intento nella non facile parificazione delle gare su strada le distanze su pista. Comunque emergono alcuni fattori, oltre a quelli già citati, che faranno dibattere a lungo gli addetti ai lavori, che andiamo ad esaminare. Lo “scarso” valore delle “lepri” è emerso da queste gare: la “moda” di avere atleti che “tirano” i primi 20/30 chilometri a favore di altri che puntano al record, sembra essere smentita da gare molto combattute “uomo contro uomo”, ed anche veloci. A Londra, le atlete “top” femminili vengono fatte partire mezz’ora prima degli uomini per non essere trainate da qualche uomo. La corsa su strada non è come correre in bici, la “scia” serve relativamente ed il tempo bisogna comunque averlo “sulle gambe”. Altro fattore che ritengo molto importante è la combinata temperatura/umidità. Nelle maratone di Londra e Boston il clima è stato quasi ideale, soleggiato, con temperature miti e umidità relativa bassa cosa che, al contrario, non è avvenuta a Rotterdam, dove il gran caldo e l’umidità hanno infastidito parecchio gli atleti. Il vento, a Boston, più che “spingere” gli atleti, ha reso molto più facile la respirazione, con evidenti vantaggi. Per fare un paragone in Italia, possiamo vedere, infatti, che le maratone d’aprile, Milano e Padova, hanno vissuto due situazioni differenti: alla Milano City Marathon, nonostante il buon cast al via ed il percorso “filante”, notevoli sono stati i problemi causati dal gran caldo. Ha vinto Solomon Busendich Naibei in 2h 10',38” e ancora peggio è andato al femminile, con un’ecatombe di atlete ritirate e vittoria che è andata alla 39enne Marcella Mancini con 2h 41',24”. Al contrario, alla Maratona del Santo, di Padova, condizioni ideali e nuovi record della manifestazione, sia in campo maschile che in quello femminile; l’etiope Aredo Toleda Tadese ha trionfato in 2h 09’,02” mentre, nel settore rosa, la keniana Florence Chepsoi ha fatto sua la gara in 2h 29’,25”. Un occhiata anche a Parigi, altra maratona corsa in questo periodo, con oltre 30.000 partenti: Benjamin Kiptoo vince la 35^ Paris Marathon in 2h 06’,31” , mentre la gara femminile è andata a Priscah Jeptoo (prima all’ultima Turin Marathon) in 2h 22’,55”. Concludiamo con una considerazione: record battuto o no a Boston, si può ben affermare che il record di Gebrselassie non possa certo resistere molto a lungo. Le prestazioni sempre migliori, a partire dalla mezza maratona, di tanti atleti, anche molto giovani ed il fatto che questi partano, ormai, senza remore psicologiche o paure di “scoppiare”, fanno pensare che, trovata una maratona dalle condizioni ideali (perchè non la “rinomata” Berlino di settembre?) il tempo possa essere facilmente abbattuto. La domanda che ora ci si pone è questa: di quanto ci si può migliorare? E’ pensabile scendere sotto le due ore? Certo che immaginare un uomo che corre per più di 42 km alla a più di 21 km all’ora fa venire i brividi .... comunque, buona maratona a tutti!!

Un ricordo finale vogliamo dedicarlo a Grete Waitz, la norvegese scomparsa martedì, a soli 57 anni. La Waitz è stata una “pioniera” della maratona: ricordiamo che, oltre ad avere migliorato più volte il record mondiale ha vinto ben nove volte la Maratona di New York, due volte la maratona di Londra oltre ad aver ottenuto un argento olimpico ed un oro ai Mondiali. Care Grete, proteggi noi maratoneti da lassù.

Quasi tutte le immagine sono tratte dal sito sportlive.it

Geoffrey Mutai vince a Boston
     
   
       
L'arrivo di Emmanuel Mutai a Londra
   
 
Ancora Boston con Caroline Kilel
 
Gli atleti del g.p. AVIS Taglio di Po alla maratona di Padova
 
         
La partenza a Londra
 
 
             
         
                                     
     
                                     
     
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