VENICEMARATHON 2017, UN ANNO DOPO….

Lorella De Bei

E’ già passato un anno.. Sembra ieri e invece è già storia. Nel baule c’è di nuovo la crostata con il vino per il brindisi post fatica e, arrotolato sui sedili, lo striscione inneggiante al nostro gruppone “multricountries” che quest’anno è raddoppiato, spaziando da Porto Tolle, Taglio di Po, Porto Viro, Cavarzere e Rovigo. Sono un po’ in anticipo e nell’ attesa pensieri e ricordi dilagano e si disperdono nel buio muto e intinto leggermente di foschia, corrotto dalle luci del parcheggio e dall’ auto di qualche nottambulo che sta tornando a casa. La mia solitudine s’interrompe con l’arrivo degli amici di Porto Tolle ; Irene è agitata e carica e il suo sorriso è una finestra accesa sul mondo. A Porto Viro, Monia, la nostra animatrice ufficiale , inizia a distribuire cappellini, occhiali lampeggianti e collane di fiori , compreso ai nostri autisti-fotografi-assistenti Emiliano e Giorgio; fermata ad Adria e Cavarzere e ci siamo tutti. A Strà mareggiate di gente hanno già invaso ogni via e fatichiamo a trovare parcheggio, fino a quando ci fermiamo sul piazzale di un cimitero che al momento suona un po’ sinistro ma che poi, essendo quasi Halloween, riconosciamo come sfondo ideale per la nostra foto di gruppo, irriconoscibili in posa sotto lo striscione, nei nostri sacchi neri antifreddo che Monia ha ornato certosinamente con bottoni e bikini finti e volants cuciti a mano. Ci immergiamo nell’umore frenetico che vige attorno all’ affascinante Villa Pisani, sacche da consegnare, file interminabili ai bagni, e poi ansia e agitazione assiepano l’interminabile corteo tumultuoso e variegato che defluisce lungo la strada per occupare le griglie , temperandosi al momento dell’inno nazionale ; mano sul cuore, si canta e si battono a tempo i piedi. Noi donne siamo nella mischia di coda, indossiamo lo storico gonnellino a balze colorate per il battesimo di Stefy, Nicol e Irene, mentre Francy, ormai superveterana, ha raggiunto la sua griglia assieme ai ragazzi. Nicol è in doppia trepidazione, la sorella maggiore doveva partorire a fine mese e invece proprio ieri ha iniziato le doglie ! Iniziamo a muoverci, probabilmente è scattato lo Start , ma è troppo lontano per sentirlo e passiamo il Via dopo 4-5 minuti, mentre il drone continua a svolazzare sulle nostre teste. Non abbiamo fretta io e Irene e, rimaste sole, procediamo a ritmo di gita per conservare le energie, ammirando le numerose residenze nobiliari, costruite tra il 17’ e il 18’secolo, lungo le rive del Brenta sulle cui acque scivolano semivuoti i Burchielli, tipici battelli da turismo. Ritrovo con piacere l’accoglienza della gente che saluta e incita e rincorro felice le mani esposte dei bambini. E intanto si chiacchiera; un ragazzo giapponese tenta invano di ricambiare in italiano il saluto di un bambino perciò sorgo in aiuto e glielo faccio ripetere finché non pronuncia un bel “ciao” , quindi a mia volta gli chiedo come si pronuncia nella sua lingua, lui me lo ripete e ripete e quando finalmente riesco nell’impresa ci fa segno di fermarci e ci raduna in un bel selfie…. Il tempo di proseguire e ho già rimosso il nipponico saluto… Ritroviamo le due ragazze svedesi che ci avevano fatto i complimenti per la nostra mise , sono alla loro prima maratona e prima vacanza italiana con le loro famiglie. Altra gente che saluta e altri gruppi musicali ; dalle finestre aperte di un vecchio palazzo malandato sporgono i visi sorridenti di donne extracomunitarie che muovono panni stesi e profumi forti di cibi esotici. Lasciamo alle spalle Marghera e il centro di Mestre per attraversare una zona desolata dove giacciono vecchi edifici e fabbriche dismesse (… il posto giusto per un altro pit stop); perdo di vista la mia compagna, ma la mie gambe vogliono andare e proseguo spedita e senza affanno mentre mi riaggancia una delle svedesi , con la quale scambio informazioni e impressioni fino a giungere all’interno del Parco San Giuliano dove lei decide di fermarsi un po’. Intanto il tempo si mantiene mite sfatando la pioggia tanto annunciata e mentre oltrepasso il temuto muro del 30’ km mi accingo a infilarmi nel rettilineo del Ponte della Libertà. Torna la stessa emozione di un anno fa mentre vedo emergere dalla laguna appena ondulata, l’incantevole profilo di Venezia nel suo antico splendore e i suoi misteri ammantati da un sottile velo di nebbia. Sola con le mie riflessioni torno a pensare alla mia famiglia, i miei parenti e a tutte quelle persone sfortunate che non potranno mai condividere questa mia esperienza, penso a tutte le donne vittime di soprusi, usurpate nel corpo e nell’anima, e penso a quanto fortunata sono io ad essere qui; oggi sto correndo per tutti loro… Poi d’improvviso mi distolgo quando vedo davanti a me i piedi arrossati e sporchi di un atleta ispiratosi all’impresa di Abebe Bikila che vinse correndo scalzo la maratona alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Compare di nuovo Eilen, la giovane svedese, tutta entusiasta e raggiante perché stiamo finalmente per entrare in città, infatti siamo agli ultimi due chilometri e mi sorprendo di non sentire il magone ribollire nel petto, e fredda e impavida come una maratoneta consumata, corro verso l’abbraccio della storica città bianca . Affianco il Canale della Giudecca fino a Punta della Dogana attraversando il Canal Grande tra ali di turisti e svolazzi di gabbiani, supero facilmente i ponti sulle passerelle che flettono dandomi la spinta, raggiungo piazza San Marco accogliendo imperturbabile i meritati onori tra la folla, affronto altri ponti tranquilla e sicura di me e poi…. un tremito improvviso mi attraversa mentre raggiungo l’arrivo e sento un grumo d’emozioni prendersi il libero arbitrio …..Mi mettono la medaglia al collo e piango come non ho mai fatto in vita mia! Raggiungo i miei amici e mi tuffo nei loro abbracci, mentre Monia mi annuncia che Nicol è già…corsa via perchè è nato Christian ! Mi sento in forma e sono al settimo cielo, ma il mio stomaco, come al solito dopo ogni lungo impegnativo, si rifiuta di ricevere qualsiasi cosa e riesco a mandar giù solo un po’ di thè , e questo mi costerà caro perché sul traghetto del ritorno gremito di gente, ad un certo punto mi manca l’aria e crollo. Sull’ambulanza dopo una breve flebo per disidratazione riesco a riprendermi velocemente, ma per scrupolo accetto il consiglio di fare un controllo al pronto soccorso…. Entro alle 17:15, eseguo gli esami di prassi ma nel frattempo continuano ad entrare casi urgenti e io, che non lo sono , scendo in coda. Intanto i miei compagni d’avventura mi strappano sorrisi inviandomi messaggi e foto a testimoniare di quanto abbiano gradito la torta! Avanti e indietro per i corridoi, l’attesa si fa paradossale , chiedo invano informazioni, fino a quando mi impunto e finalmente l’assistente dell’unico medico di guardia mi fa entrare nell’ ambulatorio; in pochi minuti il medico mi assicura che va tutto bene e che posso fare tutte le maratone che voglio. Mi chiede se andrò ancora a correre a Venezia “Certamente- gli rispondo – la prossima volta però non vengo più a trovarla qui, magari l’aspetto al Florian! ” E’ mezzanotte e mezza ormai, dopo oltre sette ore posso finalmente andarmene. Paolo mi raggiunge e mentre usciamo guardo i lettini occupati dai malati in attesa di essere ricoverati e riconosco di essere davvero fortunata…

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