LA CORSA: UN FARMACO INVISIBILE

Denis Laurenti, febbraio 2017

Mi chiamo Denis, 52 anni, cresciuto all’aria aperta e sportivo da sempre.
Una strada che ho continuato a percorrere anche quando mi sono ritrovato a lavorare in ufficio, dietro una scrivania. Posso dire che, più ero costretto a stare fermo, più sentivo l’esigenza di muovermi.
Fino agli anni 2000, ho frequentato tutti i tipi possibili di corsi in palestra (karate, pesi, aerobica, ecc…), poi è arrivato mio figlio Pietro e, da lì in avanti ho cominciato a fare qualche corsetta, per poi passare gradatamente alla vera corsa.
Dal 2006, coinvolto dai miei fantastici amici “belle persone che sanno di buono” e che non smetterò mai ringraziare per aver fatto della mia vita qualcosa che vale più di tutti i chilometri percorsi insieme, ho iniziato a correre, allungando le distanze e accorciando i tempi al chilometro.
Si sa: una cosa, più la fai, più ti riesce e a me piaceva tanto l’idea di riuscirci.
Da sempre, amante delle sfide, all’età di 42 anni decisi di affrontare la mia prima maratona. A quell’ età il fisico oppone un po’ di resistenza, ma per fortuna c’è la resilienza.
Fantastica la resilienza! In psicologia è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Adoro questa definizione ed è azzeccatissima per gli sport di durata, dove è necessario l’intervento della volontà quando sovviene la fatica.
E così incominciai a cronometrare ogni passo, a misurare tempi, misurare, misurare, misurare.
L’obiettivo è sempre stato quello di migliorare e, per non farmi mancare nessuna emozione, partecipai nel 2008, alla maratona di New York. In questi anni è successo qualcosa di molto bello, di magico, conobbi un gruppo di sportivi e goderecci per cui lo sport è diventato il consolidamento di molte amicizie, occasione di momenti conviviali, di confronto, ma soprattutto uno “scaccia stress” da scrivania e da routine di vita quotidiana. E fin qui una vita appassionante, una bella favola, finché un giorno…
Controllo di routine del PSA, antigene prostatico specifico, diagnosi: Adenocarcinoma.
Una bella doccia fredda, un fulmine a ciel sereno!
Ma al contempo una gran lezione di vita.
Tutti mi dicevano di pensare positivo, ma non sempre è facile.
I giorni passavano e si sa che la mente ci porta a fare viaggi che non vorremmo mai.
Poi un giorno, sorprendentemente, il pensiero positivo si trasformò in azione.
Basta allarmismi facili che mi conducevano in sentieri deserti.
Mi dissi che era il momento di rivedere “la malattia” da un’altra prospettiva.
E così feci immediatamente, con la consapevolezza che potevo farcela. Il mio mantra divenne “non c’è male che non sia un bene”.
Con il sostegno della mia famiglia e dei miei migliori amici affrontai 40 giorni di radioterapia.
Durante le sessioni di radioterapia, non ho mai smesso di correre per quanto fosse faticoso anche con ritmi prossimi alla camminata. Naturalmente la bici era ed è ancora proibitiva.
Un giorno domandai all’oncologo, finita la radio, quando avrei potuto tornare in bici. I dottori mi guardarono in modo perplesso suggerendomi una pausa per qualche mese. Come dargli torto? Il mio assetto era ed è completamente cambiato, e i dolori non mancano. Non riesco ancora a fare movimenti fluidi con le gambe.
Ora il mio corpo richiede ritmi molto più blandi rispetto a quelli cui ero abituato ma, finita la piccola corsa, anche se distrutto si manifesta un rilassamento generale.
Fin qui sembra ancora una bella favola….
Potremmo dire sconfitta la malattia e vissero tutti felici e contenti.
Ma non abbiamo ancora parlato della terapia.
Qui si apre un mondo: sai che potrebbe toccarti la radioterapia, la chemioterapia, la ormonoterapia.
Io mi reputo fortunato, la diagnosi e le caratteristiche del carcinoma, mi hanno permesso di “cavarmela” se così si può dire, oltre alla radioterapia, con la ormonoterapia a lungo termine, iniezioni di Enantone, che inibiscono l’attività ormonale in quanto riducono la possibilità di recidive, in cambio regalano oltre a dei “simpatici” sintomi da menopausa femminile, una serie di altri sintomi, che ti mettono davanti all’orologio della vita e ti fanno assaggiare la realtà dell’invecchiamento. Mancanza delle forze, dolori articolari, mal di testa, cambiamenti dell’umore ed un notevole aumento di peso. Tutti questi effetti collaterali compromettono la qualità della propria vita in modo significativo, soprattutto se necessitano, come nel mio caso, di un trattamento a lungo termine.
L’oncologo mi aveva preparato, ma nel contempo rassicurato dicendomi che ell’arco di un anno avrei ristabilito ordine nella mia mente assicurando al corpo una veloce ripresa.
Fino a qualche settimana fa, mi sentivo veramente fuori forma, in certe occasioni ero davvero molto avvilito ed avevo voglia di mollare tutto. Ma poi, con grande forza e determinazione sono riuscito a liberare la mente da pensieri e preoccupazioni, ritrovando la quasi serenità.
E’ successa la cosa migliore che poteva accadere in questa situazione… quella di abituarmi a convivere con essa e, davvero, alcuni sintomi si stanno via via attenuando.
Ma il vero toccasana da abbinare sempre al farmaco, per quanto possibile, è stata l’attività fisica. Pillole di movimento a cadenza regolare: 3/4 volte a settimana, qualsiasi sia il ritmo, anche la camminata leggera, funziona.
Oggi sono fermamente convinto che la corsa, sia la miglior terapia coadiuvante per arginare gli effetti collaterali.
Il mio modo di fare sport è cambiato dopo questa esperienza.
Non lo pratico più con l’obiettivo di andare più veloce, di fare chilometri su chilometri. L’orologio cronometro che misura i tempi e le distanze ora mi dice che sono lento, ma ha anche una bellissima funzione, quella di ricordarmi che il movimento è vita regalandomi la visione di panorami fantastici.
Per abituarmi alla terapia e dare sfogo alla mia indole ribelle e dinamica, ho ripreso a correre, ma soprattutto a Vivere, a vivere una vita più intensa e più felice, sentendomi ogni giorno soddisfatto per quello che ho.
Questo breve racconto vissuto sulla mia pelle, possa motivare le persone a non mollare mai. Inseguire un obiettivo, qualunque esso sia, senza perdere coraggio, soprattutto in situazioni complicate. La soddisfazione di esserci riuscito diventa maggiore!
Sottolineo, ancora una volta, l’importanza del movimento come forma di prevenzione, un fisico forte affronta meglio qualunque cosa! Dopo aver concluso 24 maratone, ora devo affrontare quella più dura, la maratona della mia vita ed arrivare al traguardo vincitore. Un ringraziamento speciale va ai miei familiari, ai miei cari amici e quanti mi hanno sostenuto e accompagnato lungo il faticoso cammino.
Grazie a voi non ho perso il sorriso.

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