CORRERE CON IL FREDDO

Michele Veronese

Correre nel periodo invernale non è certo un evento straordinario per il runner abituale, che si trova a svolgere i proprio allenamenti per alcune settimane con temperature prossime o inferiori allo zero. E se questo, grazie anche ad una serie di capi tecnici e di accessori, è diventato sempre più normale, come pure un calendario gare ricco di appuntamenti anche nei mesi più freddi (fino a 10/15 anni fa non era così, con un deciso “rallentamento” dell’agonismo), le nevicate eccezionali, con vento e temperature “siberiane” delle ultime due settimane impongono, però, una riflessione per chi corre con continuità, da due volte alla settimana e più. Il Veneto, fino ad ora, è stato parzialmente risparmiato, tranne le zone più meridionali (la provincia di Rovigo e il Basso Veronese), almeno dalle nevicate, anche se i venti sulle coste hanno imperversato per giorni e giorni, spirando spesso oltre i 100 kh. Disastrosa, invece, la situazione dall’Emilia Romagna in giù, con nevicate di portata storica che hanno annullato tutte le manifestazioni podistiche degli ultimi due fine settimana. Correre con il freddoPer i podisti di queste zone, impossibile pensare di correre, almeno sulle strade: troppi gli ostacoli, troppi i pericoli. Correre con il freddoUnica possibilità, in caso di neve non troppo alta, cioè che consenta di non affondare troppo con la caviglia, rimane quella di correre sulla neve su sentieri o attorno ai campi sportivi, magari con scarpe da montagna in gore-tex®. Meglio stare in casa e dedicare un po’ di tempo ad esercizi vari di mobilità, addominali o altro (quasi sempre trascurati) o, se fosse possibile, dedicare qualche seduta in piscina, o in palestra su tapis-roulant e cyclette. Nel Veneto, invece, il problema principale, oltre alla neve dove è caduta, è stato il vento fortissimo e le temperature molto sotto lo zero: molto rischioso uscire per l’alta probabilità di infortunarsi su lastre di ghiaccio o di ammalarsi facilmente. Qualche consiglio per gli “irriducibili” e i “temerari”: il primo è quello di non partire mai senza un riscaldamento adeguato, viste le alte probabilità di infortuni muscolari con una partenza “a freddo”. Altro consiglio è quello di partire, almeno per uno o due chilometri, qualche secondo più lento del ritmo abituale: proprio per le temperature più basse del solito, la termoregolazione del nostro corpo, così come la respirazione, impiegano più tempo per “assestarsi” sui livelli cui siamo soliti allenarci. Non è il caso di scegliere nuovi percorsi, anzi sarebbe meglio una verifica preliminare del percorso, per evitare lastre di ghiaccio, magari crearsi un circuito breve, (e illuminato se di sera) che, anche se più noioso del solito, possa garantire una corsa in totale sicurezza. Attenzione particolare anche per l’abbigliamento: gli atleti che corrono da anni probabilmente non commettono più l’errore di coprirsi troppo o troppo poco. Nel primo caso il problema è dovuto all’eccessiva sudorazione che crea problemi in quanto “bagna” troppo la pelle e questo fa aumentare la sensazione di freddo chilometro dopo chilometro, oltre a esporre a malanni influenzali. Ovvio anche il problema del coprirsi troppo poco, in quanto il nostro corpo non riesce mai a trovare la temperatura ottimale. L’ideale sarebbe quello di indossare una maglia intima aderente di materiale tecnico (ce ne sono veramente di molti tipi e di ottimo livello in commercio) che permetta di espellere il sudore all’esterno, lasciando la pelle sempre asciutta. Poi altri “strati” in base alla temperatura e al vento, magari una maglia tecnica a maniche lunghe di vario spessore e/o una giacca antivento: anche in questo caso l’esperienza aiuta, evitiamo k-way o maglie in felpa che aumentano eccessivamente la sudorazione ma affidiamoci a qualche capo specifico. Anche le gambe vanno coperte adeguatamente, per evitare possibili contratture: niente pantaloni corti, meglio calzamaglia o pantaloni aderenti “tre quarti” sempre in materiale traspirante. I piedi sono, forse, l’elemento meno sensibile al freddo, essendo molto “movimentati”: non serve, di solito, indossare due paia di calze o un paio di calze più grosse del normale che, tra l’altro, falserebbero la nostra calzata con le scarpe abituali. Molta attenzione, invece, per testa e mani: le sensazioni, per queste estremità, sono molto soggettive e variano parecchio da podista a podista. Per la testa meglio non sudare (come per il corpo) troppo, evitare berretti di lana per passare alle “calotte” in materiale tecnico o fasce che coprano comunque sempre le orecchie. Le mani sono forse la parte che presenta più differenze tra atleta e atleta: non è raro vedere qualche podista con i guanti anche nelle gare primaverili o qualcuno che finisce una corsa con le mani ghiacciate nonostante un paio di robusti guanti. Altri, invece, corrono tranquillamente a mani scoperte, nonostante le temperature sotto zero: ricordiamo che in commercio esistono anche dei prodotti riscaldanti che è sempre meglio testare con cautela. Per tutti il consiglio di non rimanere troppo fermi all’aperto terminato l’allenamento, ma di dirigersi velocemente in doccia o di cambiarsi subito con indumenti asciutti. E per chi proprio non se ce la fa ad allenarsi, un pensiero positivo: già le giornate si stanno allungando e tra pochissime settimane le temperature diventeranno più gradevoli, lasciando ampio spazio alla nostra voglia di movimento. Buona corsa a tutti.

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