MISURINA – AURONZO, 43ª CAMIGNADA

Lorella De Bei – Introspettivo viaggio tra le vie del cielo

Ci ritroviamo in 16, radunati attorno a una tavola di un ottimo agriturismo ad Auronzo, ed è una scanzonata “ Ultima Cena” che sicuramente sarebbe piaciuta anche al grande Leonardo il quale, tra primi al ragù di capriolo, speck, formaggi tipici e strudel, non avrebbe trascurato nemmeno l’alzata dei calici di rosso come buon auspicio per la nostra partecipazione alla 43°edizione della Camignada, all’indomani. Giuda verrà più tardi, sotto forma di freddo, vento e pioggia che scroscerà già durante le nostre poche ore di sonno. Alle 5:00 scattiamo in piedi, affrettiamo i preparativi, ricca colazione e, infilati nei k-way, carichiamo in spalla gli zaini e raggiungiamo il bus che ci porterà a Misurina. Siamo quasi in 1200 affannati alla ricerca di un riparo dove attendere il VIA, sulle rive del lago alcuni pedalò aspettano momenti migliori e su in alto , tra drappi di foschia, le Lavaredo Sisters non sembrano in giornata. Ma non è il caso di scoraggiarsi e lo speaker ci autorizza a imprecare in qualsiasi dialetto; alle8:00 termina il count down e parte la nostra missione che io voglio iniziare camminando e finire correndo. Paolo ed io ci guardiamo intorno ma non vediamo nessuno dei nostri, solo le schiene, di sfuggita, probabilmente di Michele e di Enrico Beltrame. E’ subito un salire ripido e ardito, la pioggia sferza ovunque fredda e mesta; la sagoma lontana del rifugio Auronzo, a 2330 m, sembra la prima tappa di una lunga Passione! “Dai c’andemo! Dai c’andemo!” mi incita Paolo, mentre veniamo rapiti dall’ambiente, e punti nell’orgoglio quando ci sorpassa, baldanzoso, un bambino di circa 10-11 anni…. Accantono le lagne e allungo il passo. La vegetazione si fa più brulla e rada, ovunque è un mutare di scenari e l’impulso ci costringe a scattare foto di continuo. Mentre mi affliggono pioggia e fatica, vedo davanti a me un atleta con una protesi in alluminio al posto della gamba sinistra, salire con vigore tra i sassi con l’aiuto dei bastoncini, simbolo di quanto può fare la forza di volontà. Raggiungiamo il rifugio Lavaredo, le omonime Cime hanno un’aria severa e maestosa, riflessa nel lago D’Antorno, un piccolo specchio d’acqua dal quale nasce il torrente Ansiei. Tutto attorno è un paesaggio lunare dove regnano aliti e silenzi primordiali. “Dai c’andemo , dai!! “ Insiste Paolo; agile e leggero va avanti e indietro per venirmi incontro, sembra il capriolo reincarnato della cena di ieri sera! Se fosse da solo sarebbe già all’arrivo. Io continuo a centellinare le mie energie, voglio sapere fin dove può portarmi questo mio viaggio… Lo sguardo domina su picchi e sommità perdendosi nell’infinito, sembra di camminare in cielo, là dove, oltre le aquile, può osare solo il pensiero; sosta obbligata, poco più avanti, davanti a un laghetto verde smeraldo incastonato tra le rocce, una bava di neve ai lati. Il termometro al rifugio Locatelli segna 4 gradi, siamo bagnati fradici e io ho crampi allo stomaco per il freddo, mentre mi cambio, i movimenti sono rigidi e goffi, mi manca la presa alle mani, non riesco a riappuntarmi il pettorale sulla maglia perciò chiedo aiuto a un turista straniero. Provo invano a soffiarmi il naso, ma risolvo con una passata di manica, la pioggia laverà. Riprendiamo il cammino con il conforto di tè caldo e pezzi di cioccolata, non mancando di ringraziare anche i volontari di questo ristoro. Proseguendo su un rettilineo lungo e stretto ci imbattiamo in un cordone di sorridenti giapponesi che ci offrono il cinque tra “good morning” e stentati “ buongiorno” e io ricambio felice segnalando le loro mani guantate “ My hands instead are frozen!” Amo l’approccio spontaneo e cordiale delle persone, mi ricarica. In capo al sentiero si torna brutalmente a salire arrampicandosi su una parete sdrucciolevole, io raccolgo le mie fievoli energie e cerco di sdrammatizzare per farmi coraggio –“ Basta ! ò cedù, mi à torno indrio!”- “Forza, non mollare- mi risponde benevolmente una ragazza – Dai, un altro piccolo sforzo e poi scolliniamo la Forcella di Pian di Cengia e il più è fatto!” – “Starsene stesi sotto l’ombrellone come tutti gli altri, no?”- le faccio – Ma gli altri non sanno cosa si perdono!”- . Miracolosamente smette di piovere e le nubi tralasciano un tiepido chiarore. Un sentiero massicciato discende nella selvaggia Val di Cengia portandoci ad esplorare i numerosi ruderi della Grande Guerra e affiancandosi al torrente Ansiei che ci accompagnerà per molti chilometri. Passato anche l’ultimo ristoro a 2522 m, esco dalle sembianze di bradipo e inizio anch’io a perdere quota velocemente scendendo attraverso stretti e ripidi tornanti, soste a parte per le foto e l’ennesima capatina dietro al primo cespuglio… qui non si hanno problemi di ritenzione idrica! L’Ansiei precipita rumorosamente limpido e schiumoso, e Paolo, sempre avanti, gli fa da eco con il suo mantra “ Dai c’andemo ! I sarà andà via tuti chi fioi !!“. Penso ai nostri amici, di sicuro ormai arrivati da ore, mentre nelle scarpe le unghie mi tagliano le dita. Camignada 2015 Arrivano de Bei e PaganinOra che la strada è comoda e tutta in discesa, corro veloce affiancando Paolo con entusiasmo crescente e, come nei titoli di coda di un film alla Tornatore in cui scorrono le immagini dei protagonisti, rivediamo tutte le persone che abbiamo incontrato durante questa storia, fra queste : la ragazza giovane che mi ha incoraggiato, il sessantenne presuntuoso con le sue scalate all’estero ,… il bambino di 11 anni!, la signora che si sentiva poco bene, gruppi di giovani e altri meno giovani e, fra tanti altri, Moreno Pesce, campione con una sola gamba. Ormai è finita , e come volevo , giungo correndo e in forma dopo 7 ore e 20 minuti, gli zaini vuoti e una zavorra di emozioni, inoltre, al traguardo, Federico, Gianluca e Michele ci fanno gli onori fotografandoci e abbracciandoci, mentre gli altri ci aspettano all’albergo. Vorrei dire e chiedere migliaia di cose, ma a fatica, riesco a buttare giù il groppo in gola e a tirare fuori due parole: “ Sono felice ! “.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA – UN GRAZIE A FEDERICO POZZATO

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